In questa guida spieghiamo in cosa consiste il piano di ammortamento di un prestito e come si calcola.

Quando una banca o una società finanziaria presta denaro a un cliente, lo fa dietro un corrispettivo, che si chiama tasso di interesse. Per il creditore, l’interesse rappresenta la remunerazione del capitale investito nell’operazione di finanziamento, mentre per il debitore è il costo che deve sostenere per attingere alla liquidità, altrimenti non prontamente disponibile. La conseguenza è che più alto è il tasso e maggiori saranno i volumi di credito erogati tendenzialmente dagli istituti, mentre più bassa sarà la richiesta di liquidità da parte di imprese e famiglie. Come per qualsiasi altro mercato, anche quello del credito raggiunge il suo equilibrio, quando l’interesse formatosi eguaglia domanda e offerta in maniera stabile.

piano di ammortamento di un prestito

Ora, è prassi comune in Italia e all’estero non rimborsare il credito ottenuto in un’unica soluzione, ma di farlo nel tempo, attraverso il pagamento di rate periodiche, in genere, subito dopo avere attinto al prestito. La frequenza di pagamento delle rate può variare, anche se in genere è di tipo mensile.

In pratica, Tizio ottiene in banca un finanziamento di un certo ammontare e inizierà a rimborsarlo in piccole rate a distanza di pochissimo tempo dopo averlo intascato. Il prestito dovrà essere restituito maggiorato degli interessi. Di conseguenza, ciascuna rata da versare sarà comprensiva di una quota di capitale e di una quota di interessi.

Definizione di Piano di Ammortamento di un Prestito

Si definisce piano di ammortamento la tecnica in base alla quale un finanziamento viene restituito dal debitore all’istituto erogante, in un arco di tempo quasi sempre prefissato, attraverso il pagamento di rate a scadenze fisse, ciascuna delle quali rimborsa al contempo capitale e interessi.

Esistono diverse tecniche di ammortamento, anche se quella più comune, almeno in Italia, avviene con l’applicazione del metodo francese. Può apparire paradossale, ma è molto minoritario, infatti, l’utilizzo da noi del metodo italiano.

L’ammortamento francese è anche detto a rata costante. Qui, tutte le rate sono di pari importo dall’inizio alla fine del periodo di finanziamento. Visto che ciascuna di esse, come dicevamo sopra, è comprensiva degli interessi, ne consegue che la quota di capitale è crescente nel tempo, mentre quella degli interessi è decrescente. Questo perché nel periodo iniziale di rimborso di un prestito, gli interessi gravano su un capitale da restituire ancora elevato, per cui essi incidono parecchio sulla rata, assorbendone inizialmente quasi l’intero importo. Mentre il debitore paga le rate, rimborsa sempre più capitale, per cui gli interessi incideranno su un finanziamento residuo di ammontare sempre più basso e tenderanno a incidere sempre meno sull’importo complessivo della rata.

Per essere espliciti, quando un cliente di una banca ottiene un mutuo, supponiamo, di 150.000 e da rimborsare in 20 anni, al termine del primo anno di ammortamento, non avrà rimborsato un ventesimo del capitale ottenuto in prestito, ma una percentuale di gran lunga inferiore, perché è evidente che per il primo periodo quasi l’intero importo versato sarà costituito dagli interessi, che assorbiranno sostanzialmente la stragrande maggioranza della rata.

Il ragionamento appena evidenziato potrebbe apparire teorico, senza alcuna rilevanza pratica, ma è esattamente il contrario. Esso consente, infatti, al cliente di comprendere quanto dell’importo già rimborsato all’istituto sia capitale restituito e quanto consista in interessi. Si immagini, ad esempio, di volere surrogare il mutuo contratto 3 anni prima per un valore di 150.000 euro, in modo da approfittare dei minori tassi offerti da un altro istituto o, in genere, vigenti attualmente sul mercato Sarà sua primaria preoccupazione capire quanto sia il suo debito residuo, che non sarà dato dalla moltiplicazione dell’importo unitario della rata per il numero delle rate ancora da rimborsare, bensì dal capitale totale ottenuto, sottratta la quota di capitale già versata. Nel primo caso, infatti, si otterrebbe un importo più elevato del debito effettivo, in quanto staremmo calcolando anche gli interessi residui da versare alla banca, ma che non dovranno essere tenuti in considerazione ai fini della surroga. Sarà, infatti, la seconda banca a prevedere un nuovo piano di ammortamento, basato su un tasso diverso e presumibilmente inferiore.

Nulla di complicato, in ogni caso, perché è cura della vostra banca inviarvi al termine di ogni anno o di un periodo inferiore stabilito nel contratto un estratto conto, dal quale emerge chiaramente quale sia la quota capitale già rimborsata. Sul bollettino di ciascuna rata dovrebbe anche essere indicato quale importo corrisponda alla quota di capitale e quale agli interessi. Dunque, non ci sarebbe davvero alcun problema a fare un rapido calcolo.

Dicevamo prima che esiste una tecnica di ammortamento italiana, detta anche a capitale costante. A differenza del caso a rata costante, a rimanere invariato lungo l’arco dell’intero periodo del finanziamento è la quota di capitale di ciascuna rata. Poiché abbiamo detto che gli interessi incidono in maniera decrescente nel tempo, ciò implica che l’importo delle rate diminuirà durante l’ammortamento.

Ma l’ammortamento italiano è poco utilizzato, perché il mercato ritiene più pratico quello francese, in quanto una rata costante consente al cliente di avere un’idea più immediata di quale sia l’onere che dovrà affrontare lungo l’arco del finanziamento.

Detto ciò, non è scontato che con l’ammortamento di tipo francese l’importo delle rate sia sempre costante. Ciò è vero con la variabile del tasso fisso, ma se si prende in prestito una somma di denaro a tasso variabile, il discorso cambia. Infatti, quando il tasso applicato al finanziamento varia sulla base delle condizioni vigenti sul mercato, la rata aumenta, se i tassi crescono, diminuisce, se i tassi sono in calo.

L’ammortamento di un finanziamento o mutuo a tasso variabile comporta, quindi, un certo rischio a carico del debitore, che potrebbe anche subire un aggravio abbastanza sostenuto dell’onere. Per questo, esistono varianti a parziale contenimento di tale rischio sul mercato dei prestiti, come i prestiti a tasso variabile con cap, che limitano l’aumento della rata fino a un importo prestabilito. Qualora i tassi continuassero a salire sul mercato, la rata non crescerebbe più. Ciò consente al debitore di capire quale sarà l’esborso massimo periodico da sostenere.

Un altro tipo di finanziamento è quello a tasso misto. In pratica, il debitore ha la possibilità di passare dalla modalità a tasso variabile a quella a tasso fisso dopo un certo numero di anni, sfruttando i vantaggi ricavabili dalle variazioni delle condizioni esistenti sul mercato. In molti casi, tale passaggio può avvenire più volte nel corso dell’ammortamento e nell’uno e nell’altro senso.

Troviamo altri finanziamenti, che nonostante siano a tasso variabile, mantengono costante l’importo delle rate. Questo è possibile allungando o accorciando il periodo dell’ammortamento. Quando i tassi saliranno, il periodo del finanziamento si allunga, viceversa se i tassi sono in calo. Anche in questo caso, il cliente ha la possibilità di sfruttare a suo vantaggio possibilmente le migliori condizioni esistenti sul mercato, ma senza sostenere l’onere di un aggravio dei versamenti periodici, in quanto a mutare è qui il periodo dell’ammortamento.

Calcolo del Piano di Ammortamento di un Prestito

Vediamo come calcolare l’ammortamento di un prestito. Il metodo è semplice, bisogna avere a disposizione tre soli elementi, ammontare del finanziamento, durata del finanziamento e tasso applicato. Quanto al secondo requisito, generalmente va espresso in mesi, perché le rate è solito rimborsarle mensilmente. Se, tuttavia, la periodicità del rimborso fosse diversa, allora si userebbe l’altro parametro temporale.

Ad esempio, immaginiamo che Tizio debba rimborsare un mutuo ventennale di 200.000 euro e al tasso fisso del 5%. Quando si andrà a calcolare l’ammortamento, bisognerà tenere in considerazione 240 versamenti mensili. In teoria, nulla vieterebbe di fare i conti con carta e penna, basta conoscere le basi elementari della matematica finanziaria. Ma grazie a Internet, non ce n’è bisogno. Infatti, esistono diversi siti, che consentono il calcolo della rata periodica, inserendo la frequenza dei pagamenti, il periodo dell’ammortamento, la somma da ammortizzare e il tasso da applicare.

Inoltre, diversi siti fungono da comparatori di mutui e prestiti, offrendo all’utente la possibilità di apprendere con immediatezza, inserendo la cifra desiderata e il periodo di ammortamento, spesso sono richieste anche informazioni minime sul proprio stato economico, quali siano i finanziamenti dalle condizioni migliori offerti dai vari istituti in Italia, ordinando i risultati dal migliore al peggiore, rispetto alle esigenze del cliente. In pratica, inserendo solo qualche dato avrai la possibilità di sapere quale sia la banca o la finanziaria che offre il prestito o il mutuo più conveniente, ossia con la rata periodica più bassa.

Alcuni siti offrono la possibilità di visualizzare al completo un piano di ammortamento, inserendo la cifra richiesta, la durata dell’ammortamento, la frequenza di pagamento delle rate e il tipo di tasso desiderato

Abbiamo simulato un prestito di 100.000 euro da rimborsare in 20 anni e al tasso fisso del 5%, attraverso rate mensili. Ebbene, il risultato è una tavola con 240 rate mensili di pari importo, in corrispondenza di ciascuna delle quali compare la quota di capitale e quella degli interessi di cui è composta. Si ha che le rate saranno tutte di ammontare pari a 659,96 euro al mese. Tanto per tornare al discorso sull’incidenza degli interessi e del capitale, si consideri che con la prima rata avremmo versato appena 243,29 euro di capitale, mentre gli interessi saranno stati pari a 416,67 euro. A metà ammortamento, ossia alla centoventesima rata, la situazione appare già capovolta, gli interessi sono scesi a 260,92 euro, il capitale è salito a 399,04 euro e risulta essere stato già rimborsato per 62.221,52 euro in tutto. Sull’ultima rata, invece, gli interessi ammonteranno a appena 2,74 euro, mentre il capitale assorbe quasi del tutto la rata, attestandosi a 657,22 euro.

La scelta del piano di ammortamento è quindi importante.