In questa guida spieghiamo cosa sono e come si calcolano TAN e TAEG

Quando una banca o una società finanziaria eroga un finanziamento, lo fa chiaramente a titolo oneroso. Chi riceve liquidità, infatti, è tenuto a rimborsare il prestito, attraverso un piano di ammortamento, le cui rate sono comprensive di una quota di interessi, che rappresentano per il creditore la remunerazione per l’erogazione del finanziamento, mentre per il debitore è un costo.

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Il cliente può conoscere quale sia l’onere da sostenere per ottenere un prestito tramite due indicatori, si tratta del TAN e del TAEG.

Definizione di TAN e TAEG

Il primo è l’acronimo per Tasso Annuo Nominale e rappresenta l’incidenza degli interessi sul finanziamento ottenuto, in relazione all’anno. Di fatto, il TAN ci fornisce un’idea abbastanza rappresentativa del costo applicato dall’istituto al prestito, anche se esso non è l’unico da sostenere per chi lo riceve.

Infatti, oltre agli interessi, un finanziamento richiede il sostenimento di altre spese, come quelle di istruttoria, per l’invio della rata a domicilio, per l’eventuale accensione della polizza assicurativa, le spese di perizia dell’immobile per il caso di erogazione del mutuo.

Tutti questi altri costi non sono espressi dal TAN, che ci offre, quindi, un’idea parziale del costo di un prestito. Ecco che il legislatore ha previsto l’obbligo per chi offre servizi finanziari di indicare espressamente anche un altro indice, il cosiddetto TAEG, acronimo per Tasso Annuo Effettivo Globale.

Esso racchiude anche tutti questi altri costi, diversi dall’interesse, per cui esprime abbastanza bene il costo complessivo ed effettivo, che il cliente deve sostenere per richiedere e ottenere una data liquidità.

Il primo atto legislativo a prevedere l’indicazione del TAEG nelle operazioni di finanziamento fu la direttiva comunitaria 90/88/CEE, seguita a distanza di anni dalla Deliberazione del Comitato Interbancario per il Credito e il Risparmio, CICR, del 4 marzo 2003, n. 10688, all’art 9 comma 2, che ha demandato alla Banca d’Italia l’individuazione delle operazioni e dei servizi, a fronte dei quali tale indice comprensivo degli interessi e degli oneri che concorrono a determinare il costo effettivo dell’operazione per il cliente debba essere previsto. Inoltre, a decorrere dall’1 giugno del 2011, il calcolo del TAEG deve comprendere anche le spese connesse all’accensione di un conto corrente di appoggio, qualora obbligatoria.

Per quanto detto sopra, il TAEG è pari alla somma di TAN, spese di istruttoria e documentazione, spese di gestione pratica, bolli, imposte, spese di conto corrente.

La direttiva 87/102/CE ha reso obbligatoria l’indicazione del TAEG nei contratti di finanziamento, ma ha lasciato liberi gli stati membri di decidere su come provvedere al relativo calcolo.

Dunque, rispetto al TAN, il TAEG sintetizza in maniera completa i costi complessivi da sostenere per ottenere un finanziamento. Entrambi devono essere indicati obbligatoriamente nelle operazioni di sollecitazione al pubblico per la richiesta di un prestito.

In entrambi i casi, ripetiamo, il costo è espresso sulla base dell’anno. In altri termini, se la durata del finanziamento è di 120 mesi, il TAEG e il TAN ci forniscono l’incidenza percentuale dei costi totali o del solo interesse su base annua.

Da ciò, si evince anche il perché il TAEG risulti sempre superiore al TAN, un fatto che certamente sarà stato notato da chi ha avuto modo di visualizzare diverse offerte di finanziamento. Essendo, infatti, il primo comprensivo di costi aggiuntivi rispetto agli interessi, captati dal secondo, è evidente che la sua percentuale sia superiore a quest’ultimo.

Ma c’è un altro elemento, che non sarà sfuggito a tanti, ovvero che il divario tra TAN e TAEG tende a aumentare, con il ridursi dell’entità del finanziamento. Gli altri costi diversi dall’interesse captati dal TAEG sono spesso fissi, nel senso che non variano al crescere dell’importo finanziato. Ciò implica che essi tendono ad incidere in misura maggiore sulle piccole erogazioni di liquidità, mentre il loro peso diminuisce, man mano che l’ammontare del prestito aumenta.

Facciamo un esempio, se ipotizziamo che le altre spese siano pari a 300 euro fissi e che il finanziamento richiesto è di 3.000 euro, da rimborsare in 12 mesi, si desume che esse siano pari al 10% dell’importo finanziato. Se, invece, la liquidità richiesta crescesse a 10.000 euro, l’incidenza degli altri costi si ridurrebbe al 3% della cifra finanziata.

Immaginando che in entrambi i casi, il TAN fosse del 5%, si avrebbe che nel caso del prestito da 3.000 euro, il TAEG sarebbe del 15%, mentre nel caso del prestito di 10.000 euro, esso scenderebbe all’8%.

Un altro elemento, che aumenta il divario tra TAN e TAEG è la durata del finanziamento. Minore è il periodo dell’ammortamento, maggiore è la distanza tra TAEG e TAN, in quanto gli altri costi da sostenere per ottenere il finanziamento si spalmerebbero in un lasso di tempo più basso, facendo aumentare la percentuale del TAEG rispetto al TAN. Al contrario, in un arco di tempo lungo, gli altri costi si ammortizzerebbero in più anni, di fatto avvicinando le 2 misure.

Dunque, il TAEG tende sempre ad essere superiore al TAN e la distanza tra le 2 percentuali aumenta, quando gli importi finanziati sono relativamente bassi e il periodo dell’ammortamento è breve.

Siamo spesso attirati da numerose offerte di prestiti a tasso zero. Cerchiamo di capire cosa significa e quale dei due indicatori risulta effettivamente azzerato.

Molte banche e società finanziarie allettano spesso la clientela con l’erogazione di finanziamenti a tasso zero, con la finalità di fidelizzarla, magari in vista di futuri finanziamenti. Ma un prestito a tasso zero significa che il creditore rinuncia a ottenere una remunerazione per il credito concesso al cliente, anche se non per questo si sobbarca dei costi legati ad esso. Infatti, le spese di istruttoria, quelle eventuali di perizia, di invio della rata a domicilio, assicurative, per il bollo, rimangono. Ecco, dunque, che quando sentiamo parlare di tasso zero, quasi sempre il riferimento è al TAN, mentre il TAEG risulta positivo, per quanto indicativo solamente degli altri oneri.

A volte, i tassi zero possono effettivamente tradursi in un TAEG nullo. Ciò accade, quando il rivenditore di un bene o servizio, in un determinato periodo e a fini promozionali, si sobbarca il peso degli oneri legati all’accensione di una finanziaria da parte del cliente, rendendo la vendita rateizzata massimamente conveniente, in quanto sgravata da qualsiasi altra spesa, oltre quella strettamente connessa al prezzo del bene o del servizio acquistato. Certo, in questi casi sarebbe opportuno verificare che la convenienza sia effettiva, perché non è raro imbattersi in un rivenditore, che prima di pubblicizzare l’offerta ha aumentato il prezzo del bene o servizio venduto a rate, di fatto coprendo almeno in parte l’onere accollatosi, in teoria, con l’azzeramento del TAEG.

Dunque, il consiglio che ci sentiamo di dare a chi è allettato dalla vendita di un prodotto a rate e con finanziamento a tasso zero è duplice: verificare per prima cosa a quanto ammonta il TAEG, perché potrebbe accadere che l’offerta nasconda l’insidia di prevedere un esborso abbastanza corposo per il sostenimento degli oneri diversi dagli interessi. In altri termini, ciò che esce dalla porta, rientra in parte dalla finestra. Viene cambiato il nome alle cose, ma l’acquirente deve sempre affrontare un costo.

Inoltre, bisogna fare attenzione che ad essere stato gonfiato non sia stato il prezzo del prodotto, pratica abbastanza comune, anche perché non sempre chi compra ha idea di quale sia stato nelle settimane precedenti il prezzo di vendita del medesimo bene o servizio presso lo stesso negozio.

Calcolo di TAN e TAEG

Vediamo adesso come si calcolano il TAN e il TAEG. Immaginiamo di recarsi in una banca e di richiedere un prestito di 100.000 euro, da rimborsare in 120 rate mensili, ovvero in 10 anni. Ipotizziamo che l’istituto applichi un tasso d’interesse fisso del 5% e nessun’altra spesa. L’importo di ciascuna rata è pari a 1.061 euro e il TAN coinciderà con il TAEG. La cifra complessivamente rimborsata sarà pari a 127.229 euro, per cui il costo sostenuto, in valore assoluto, è stato di 27.279 euro.

Immaginiamo, invece, che la banca applichi ai 100.000 euro di finanziamento sempre un tasso fisso del 5%, ma che allo stesso tempo preveda spese di istruttoria e altri oneri per complessivi 700 euro. Ciò equivale a dire che otteniamo un finanziamento di 99.300 euro. Inoltre, se dovrò sostenere anche il pagamento di 5 euro al mese tra polizza assicurativa e spese di incasso, la rata mensile lievita a 1.066 euro, pari a un TAEG del 5,41%. Si consideri che la cifra finanziata è stata effettivamente di 99.300 euro, non di 100.000, come nell’esempio precedente, a causa delle altre spese sostenute.

Chi volesse conoscere il costo di un finanziamento, potrebbe consultare uno dei tanti siti calcolatori online, che forniscono i migliori risultati, ordinati dalla soluzione meno costosa a quella più onerosa per il cliente. Il costo a cui si fa riferimento è proprio il TAEG, che segnala quello effettivo da sostenere. Dai risultati si possono apprezzare le differenze tra istituto e istituto, in termini di rapporto tra TAN e TAEG, quindi, di tassi e di altri oneri applicati. E’ sufficiente inserire la cifra richiesta, la durata preferita per l’ammortamento e si hanno in automatico le offerte delle varie banche e finanziarie in Italia.

Alcuni di questi siti comparatori richiedono informazioni supplementari, legate alla condizione socio economica del richiedente e alla sua provincia di residenza, oltre all’età. Questo, perché tali aspetti sono importanti ai fini della valutazione sull’opportunità di erogare o meno un finanziamento e per la determinazione del profilo di rischio del cliente e dell’annesso interesse applicato.

Potrebbe accadere, infatti, che a fronte di diverse soluzioni teoricamente trovate, la precarietà della propria condizione lavorativa renda poco probabile l’erogazione di un finanziamento, specie se di importo elevato.